magazine

Vonnegut-Chermayeff

Anna Castagnoli
Giorgio Camuffo

Grafica e illustrazione:
due eccellenti punti
di vista sull’album illustrato

A. Sono appena tornata dalla Svizzera.
Ho scoperto questo libro: Sun, moon, star, scritto da Kurt Vonnegut e illustrato da Ivan Chermayeff. È stato riedito dai Topipittori con il titolo Sole, luna, stella. Lo conosci? Mi ha folgorata. Vogliamo iniziare da qui?

G. Chermayeff è uno dei più importanti designer del Novecento. È una ottima idea partire dal suo libro, che io ho in versione originale. Proviamo. Sono curioso.

A. Ti invidio la prima edizione del 1980.
Sulla copertina originale, sotto la sovraccoperta, sole, luna e stella sono di argento e oro, vero? La nascita di Gesù bambino è forse la storia più conosciuta del mondo. Vonnegut la racconta con la sua voce disincantata, a tratti ironica. Siamo abituati a vedere la piccola scena sacra dall’alto – capanna, stella, pastori -, invece la visione che ce ne dà Vonnegut è quella inusuale del neonato, che ancora non vede bene. Tutto il libro, mi sembra, è una riflessione sul vedere. Prima che inizino le immagini astratte di Chermayeff, infatti, troviamo l’illustrazione seicentesca di un grande occhio sezionato. Cosa significa vedere con occhi umani?

Il libro ci interroga. Le immagini della nascita di Gesù sono immagini interne a noi (abbiamo talmente assorbito, in occidente, il presepe, l’immagine di Maria e Giuseppe, l’asinello, il bue), ma quando cerchiamo nelle illustrazioni il riscontro di questi ricordi evocati dal testo, troviamo qualcosa di non corrispondente: i collage astratti di Chermayeff. Siamo spaesati. Anche noi non vediamo bene, come il neonato. Eppure, ho avuto la sensazione, leggendo, di tornare a un vedere originario, più puro. Libero dal figurativo. Forse Malevič, nel 1915, all’alba dell’Astrattismo, sognava lo stesso sogno quando appese, nel luogo sacro dell’icona, un quadrato nero? A te che sensazioni ha dato il libro?

G. Prima di rispondere alla tua domanda forse dovrei precisare, per chi ci leggerà, che sono un grafico e che la prima cosa che faccio quando prendo in mano un libro – illustrato o meno – non è tanto leggere
la storia, ma guardare, con curiosità e a volte con un po’ di invidia professionale, l’impaginazione, la tipografia, la carta, la rilegatura. Insomma, cerco di capire come funziona il libro, l’idea o magari l’invenzione grafica che racchiude il racconto o sostiene l’esperienza del leggere-guardare il libro. Questa curiosità, con il tempo, mi ha spinto a osservare con particolare attenzione i libri e gli albi illustrati per bambini realizzati da graphic designer, e a diventarne collezionista. Quando ero un giovanissimo designer sono anche andato in pellegrinaggio nello studio newyorkese di Ivan Chermayeff, ricevendo in dono un manifesto con illustrazioni molto simili a quelle di Sun, Moon, Star.
Non possiedo la nuova edizione in italiano, ma dalle immagini che ho visto nel sito web di Topipittori mi sembra alquanto diversa dall’originale che sto tenendo in mano, almeno in copertina.

Dell’originale devo dirti – forse ti deluderò – che io non sono stato folgorato. Non fraintendermi: il libro è bellissimo. Come si può non amare l’intelligenza e l’ironia di Vonnegut e la bellezza dei disegni? Eppure c’è qualcosa che non mi convince, che blocca la fascinazione. Non mi convince la stampa su carta super lucida, con un nero brillantissimo che inevitabilmente registra le impronte del lettore e, a causa del riflesso, rende perfino illeggibile il testo. Non mi fa impazzire perché è troppo perfetto, troppo lussuoso, con una rilegatura ricchissima, più adatta a una monografia aziendale o a un libro di reportage turistico-fotografico che a un libro che racconta la storia di una famiglia povera.

A proposito della traduzione italiana Sole, Luna, Stella, poi, l’operazione che è stata fatta modificando la copertina, ovvero realizzandone una nuova, mi lascia perplesso e mi spinge a riflettere. Mi chiedo quali sono stati i motivi che hanno spinto Topipittorie Riccardo Falcinelli –casa editrice e designer editoriale che stimo molto – a cambiare la copertina. Mi chiedo se il ragionamento alle spalle di questa decisione sia l’uso di guardare alla copertina come una veste pubblicitaria autonoma, distinta dall’interno dell’opera. La mia idea è che, però, e tanto più nel caso dei libri illustrati, e tanto più in quelli realizzati da grafici, pensare una tale separazione fra interno e copertina sia fuorviante, oserei dire scorretto… Sarebbe stato allora meglio tenere il testo e rifare completamente il libro, sarebbe stata una bella sfida. Tu che cosa ne pensi? Può andar bene che un libro illustrato, un libro progettato in maniera autoriale, come Sun, Moon, Star, venga modificato in questo modo?

Il dialogo prosegue sul quarto numero di illustratore italiano.

(tutti i diritti riservati Topipittori)