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SANTE VISIONI
E IL BUGIARDINO
PER IL MAL D’AMORE

Eravamo a Bucharest. Passeggiavamo dalle parti
del Green Hours Jazz Cafè (caldamente consigliatissimo) quando,
da un portone, tre poster storti ci hanno fermati: 
Sante Visioni.
Ah, ma vuoi vedere che è italiano? Sette secondi sette
tra facebook e instagram ed eccolo lì.
Gli abbiamo scritto.

ILIT Eccoci! Iniziamo dal luogo della tua apparizione: Bucharest.
Una città interessante, ben lontana anche dalle mete turistiche rumene più conosciute.
I commenti prima della nostra partenza furono due “perché in Romania???” e “occhio al portafoglio”. Noi invece abbiamo trovato persone accoglienti pronte a raccontare le  cicatrici visibili del passato, poco chiasso e tanta iniziativa.

Cosa ti ha portato là?

SANTE VISIONI Parto più che volentieri da Bucharest anche perché se ci stiamo scrivendo è di fatto grazie a lei.

A Bucharest ci sono capitato un po’ per scelta e molto per caso. Scelta perchè mi piace viaggiare e cerco sempre di farlo. Caso perché stavo guardando dei voli a caso e ho trovato un prezzo ridicolo che mi ci portava. Così ho prenotato 2 biglietti per fare un regalo ad un’amica. Pochi giorni prima della partenza lei ha avuto degli impegni lavorativi e, senza farmi molti problemi, sono partito in solitaria (altra cosa che mi piace fare). L’approccio che tengo spesso in viaggio è quello di farmi guidare più dall’istinto che dalla guida turistica, così ho passato un paio di giorni a vagare praticamente senza meta. La notte di sabato è stata all’insegna della baldoria e l’ho conclusa perdendomi nella città vecchia con i poster e la colla preparata prima di uscire. Non andavo diritto e non sapevo dove andavo. Però ero piuttosto concentrato, soprattutto perché c’era parecchia gente sfatta in uscita dai locali e di certo non potevo dire di conoscere bene l’ambiente. Dato che non ero nemmeno certo che i lavori sopravvivessero al giorno dopo, il fatto che tu li abbia visti mi conferma che non sia andata così male.

 

Due impressioni in 48 ore a Bucharest:

— la birra costa poco;
— c’è un sacco di posti bellissimi per fare cose in strada. La città, come hai accennato, risente del suo passato e per certi versi è abbastanza fatiscente. Direi che, anche per questo motivo, molti luoghi potrebbero essere rivitalizzati con degli interventi.

Questo mi porta alla tua seconda domanda (come vivi il tuo disegno in rapporto alla strada, alla città) che però necessita di due prologhi per essere contestualizzata.

Prologo 1: Sante Visioni, almeno con i connotati attuali, nasce come live painter. Ho iniziato a dipingere con i DPG, il gruppo dei miei amici. Da parte mia c’era grande stima verso la musica e il progetto che avevano intrapreso. Andavo ai loro live, gli urlavo in faccia, gli volevo bene. Dopo un live, Filippo (chitarrista), briaco marcio mi disse: “la prossima volta vieni anche te e disegni”. Accettai. Il concerto successivo mi presentai con dei fogli A4 della stampante e dei gessi. Non sapevo nemmeno io cosa stessi facendo. Ci guardammo alla fine del live, dissi che ero stato bene e loro sottoscrissero, così continuammo. Dopo qualche altro live di assestamento sono giunto a quello che faccio adesso. Così i DPG hanno iniziato a portare in giro questo concept molto particolare di ricerca sia musicale che visiva. Avevamo delle idee da trasmettere e per convogliarle verso il pubblico usavamo musica, parole e vernice. Quando dipingevo con loro, ero un altro DPG, un membro della band. Sante Visioni è nato in parallelo, come il mio progetto personale, quello che portavo avanti fuori dal gruppo, collaborando con altri artisti e indirizzando verso altre direzioni la mia ricerca.

 

Conclusione prologo 1: la prerogativa (almeno attuale) di Sante Visioni è quella pubblica, del performer dal vivo, fisicamente davanti/immerso nelle persone.

Prologo 2: sono laureato in ingegneria gestionale e al momento lavoro come consulente in ambito finanziario. Giacca, cravatta, excel, buongiorno, buonasera, bla bla bla.

Conclusione prologo 2: ho una specie di doppia vita (niente di che, un po’ come tutti) e cerco di scindere le 2 cose l’una dall’altra.

Detto questo, ritorno alla tua domanda e ti dico che l’attività in strada rappresenta per me una fuga da tutto. E’ “la doppia vita” senza pubblico. Non ho una crew (anche se talvolta sono uscito in compagnia) e, in generale, non ne parlo molto. I miei interventi sono prevalentemente tramite poster e cerco di rendere le cose e i posti più belli. Quando una persona si ferma a domandarsi cosa significa ciò che sta guardando, per me è un successo. Provocare una distrazione, una fuga, un sorriso, un magone, è ciò che perseguo con i miei interventi.

 

ILIT Ho visto che hai proposto recentemente una fanzine: metterci la faccia in prima persona, scavalcando l’editore con l’autoproduzione sta premiando molti autori.

SANTE VISIONI Sì, ne ho pubblicata una qualche settimana fa e ne sono molto soddisfatto. Dovevo allestire una piccola esposizione per il Sundaypark di Elita (a Milano) e ho colto l’occasione per cimentarmi nella realizzazione della mia prima fanzine. Mi sono entusiasmato.

La fanzine si chiama Bugiardino. La prima parte racconta il mal d’amore, al centro sta il bugiardino e quindi la medicina, e la seconda parte racconta la guarigione (?!). Il bugiardino, che manco a dirlo è il cuore del progetto, l’ho scritto di mio pugno ed è qualcosa a cui tengo molto. Per la copia d’autore preparo un disegno su una ricetta medica e “prescrivo” il Bugiardino. Per questo, quando possibile, mi piace scambiare due parole con la persona interessata in modo da ritagliare il più possibile le prescrizioni. Devo ringraziare infinitamente Ruggero, mio amicone condomino, nonché artista bombissima con diverse fanzine alle spalle (http://www.erugiery.com/), che mi ha guidato nei vari step e mi ha fatto consulenza. La ricezione è andata meglio del previsto, perché ho finito tutte le copie nel giro di un paio di settimane e adesso ho appena finito la seconda edizione.

Perciò, dal mio piccolissimo, posso dirti che l’autoproduzione sta andando molto bene e che sono contento di questa scelta. In generale, apprezzo molto il mondo/concetto DIY e l’autenticità che trasmette. A me è sempre piaciuto inventare e creare oggetti fatti a mano, e anche con la band abbiamo sempre perseguito questa strada. Non sono un purista; per me anche la “produzione in serie” ha del valore. Penso ci siano cose più adatte ad un determinato approccio e altre all’altro.

Con questo mi sposto sull’argomento prossime anticipazioni. Riguardo la fanzine, sono stato invitato ad una 3 giorni di esposizione a Milano (Autoproduzioni fighissime anderground) la prima settimana di maggio con un sacco di gente bravissima; per i live, sono stato le ultime 3 settimane in giro (Torino, Pisa, Venezia) e sono molto soddisfatto, mi esibirò nuovamente a Pisa (evidentemente è piaciuto..) il 2 aprile mentre l’8 aprile sarò al Rocket a Milano.

quel che è successo al Rocket:

Infine, per quanto riguarda l’interesse verso il disegno, non posso che rallegrarmene, anche se probabilmente ciò non cambia il mio approccio alla cosa. Disegno perché mi fa stare bene e mi aiuta a capire cosa mi frulla in testa, mi fa un effetto terapeutico, o di esorcismo, dipende dai punti di vista. Perciò, riguardo al modo di viverla, fondamentalmente non faccio niente di particolare. Finché la gente si emoziona, va tutto bene. Se, oltre a questo, aumentano le opportunità di proporsi e di condividere le proprie cose, tanto meglio.

Sono andato un po’ a braccio. Per le foto della fanzine, no problem, quante ne preferisci?