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Edicola 518

Quattro metri di spazio infinito
per l’editoria di qualità

Il gruppo di giornalisti e curatori della rivista indipendente Emergenze ha aperto a Perugia il vecchio chioschetto di Sant’Ercolano. Niente quotidiani, ma una selezione di libri e magazine dal mondo.

La sfida non accetta compromessi: infrangere regole ormai fuori dal tempo, abbandonare modelli rigidi e insostenibili, dimostrare che in quattro metri quadrati si può far crescere un infinito tangibile, fatto di pagine, incontri, musica e scambi, soprattutto di idee. Sulle scale di Sant’Ercolano, lungo una delle passeggiate più belle di Perugia, da giugno 2016 questa promessa vive: nel vecchio scheletro di un’edicola abbandonata, un chioschetto rimasto spento per un anno, affacciato alla chiesa del patrono della città, un gruppo di giornalisti e curatori del magazine indipendente Emergenze ha trovato il perimetro ideale nel quale dar vita a un progetto nato dalla carta e per la carta: un’edicola che puntando su una selezione di libri, quotidiani internazionali, riviste di alta qualità fosse in grado di ribaltare le logiche di un sistema di distribuzione logoro. «Qualcosa di totalmente sconsigliato, ma assolutamente coerente» racconta Antonio Brizioli, uno dei fondatori di Edicola 518, conseguenza diretta di un’esperienza più ampia e altrettanto in controtendenza. Nel 2014 viene dato alle stampe il primo numero di Emergenze, rivista cartacea che trova significati e spunti dall’incontro con i giornalisti Antonio Cipriani e Valentina Montisci e con Kristina Borg, artista maltese. «Violando dei preconcetti nell’orizzonte della più totale libertà: volevamo un giornale dal taglio generalista, stampato su carta bella, che parlasse di città con contenuti altamente artistici e illustrazioni inedite – continua Brizioli -. Un 32×48, una rivista manifesto; volevamo fosse visibile, che non si potesse nascondere». Dopo il numero zero, nel 2015 sono state realizzate altre 4 uscite che con cadenza trimestrale hanno raccolto circa seicento abbonamenti in tutta Italia. «E’ stato analizzando i problemi dell’editoria e le difficoltà delle realtà indipendenti nella distribuzione che abbiamo cominciato a ragionare sull’esigenza di percorrere strade nuove: con Emergenze stavamo sperimentando un modello quasi missionario, francescano, un sistema di vendite porta a porta che non avrebbe dato respiro alla cosa  – continua Brizioli -. Ci siamo guardati intorno accorgendoci del numero di edicole abbandonate a Perugia. Ci siamo chiesti: perché l’edicola non funziona più? Perché è il risultato di un’editoria obsoleta, di un meccanismo di distribuzione non più efficace, di un prodotto che non ha saputo aggiornarsi». Con i proventi della rivista il gruppo – costituito come associazione -è riuscito ad acquistare il chiosco di Sant’Ercolano e a riempirlo d’un’anima nuova.
Niente più quotidiani nazionali, niente di tutto ciò che solitamente si può trovare in edicola comune.

Nei «quattro metri di spazio infinito» solo editoria d’alta qualità, libri e magazine di arte, design, illustrazione, moda, viaggi, settimanali dal mondo. Un’offerta internazionale di trecento titoli e il catalogo completo di una selezione di editori consultabile e acquistabile anche sullo store online. Edicola 518 è diventata un riferimento nell’universitaria e poliglotta Perugia. Ma anche un luogo di incroci e di ritrovo. Specialmente in estate quando il calendario di incontri, dibattiti, performance e concerti si infittisce. «Ha giovato molto il lavoro preliminare che è stato fatto nell’ultimo anno e mezzo sul territorio con Emergenze – ribadisce Antonio -. La gente ci conosceva, grazie alle iniziative che abbiamo proposto nell’ultimo anno e mezzo. Altri invece ci hanno scoperto dopo l’apertura. Nei primi mesi molti cittadini venivano da noi chiedendo i classici quotidiani. Questo è stato buon dispositivo per raccontare chi sei. Alcuni di loro ora sono nostri clienti abituali».

Per ora il progetto si sostiene, ripaga le spese, dà lavoro a tre persone e in alcuni momenti genera anche un surplus per l’associazione. «Siamo felici – conclude Antonio – vista la spregiudicatezza dell’esperimento. La nostra sfida politica è dimostrare che una cosa del genere può funzionare. E non è solo lanciare il cuore oltre l’ostacolo».