stories

Avril et le monde truqué

Risalendo l‘operazione intercontinentale de La Tortue rouge, ritroviamo la recente animazione d’autore franco-belga in co-produzione canadese, Avril et le monde truqué (Crystal Award ad Annecy 2015); una perla ancora non distribuita in Italia, ma passata in anteprima al Future Film Festival di Bologna.

L’opera dello studio Je suis bien content (già cantiere di Persepolis) fa capo ai registi Christian Desmares e Franck Ekinci e vanta la firma di Jacques Tardi, noto scrittore e illustratore d‘oltralpe (padre de Le Straordinarie avventure di Adele Blanc – Sec). A Tardi è stata appositamente affidata la creazione scenografica del mondo di Avril, perché fosse il primo adattamento animato del suo universo artistico, un mondo noir di intrighi e misteri, che sovente sconfina con la storiografia bellica. I generi di fantascienza ucronica e steampunk, giocati sui registri dell’avventura e della commedia, si intrecciano alla commistione visionaria, che coniuga alla tradizione francese il magistero Miyazakiano: la natura e il rapporto tra macchine e uomini, il rispetto del loro invecchiare.

Se la “Metal Casa” che cammina su gambe meccaniche è scontato rimando al Castello errante di Howl (anche in Avrile et le monde truque è in atto una guerra per il dominio terrestre che recluta i migliori scienziati ed insegue con ogni mezzo i riluttanti, pari alla guerra che nel Castello errante di Howl reclutava  i migliori stregoni, con le stesse traversie), non può essere certo sottovalutato quanto vi si può ravvisare anche di Kiki consegne a domicilio, differente per le vivaci cromie e tenore narrativo, ma iconicamente gemellare per lo sviluppo dei personaggi. Come Kiki, anche Avril ha per alter ego un gatto parlante, che dà voce allo humor del film. Kiki è sì una strega, ma non ha sviluppato altro potere che volare su di una scopa e rischia persino di perdere il contatto con la magia, di diventare, come sua madre, un medico alchimista in un passato alternativo in cui streghe e non streghe convivono, incappando nella minaccia di dirigibili militari in città.

Tale è la famiglia di Avril, i Franklin, votati alla scoperta di un siero di lunga vita, bramato però dall’imperatore Napoleone III allo scoppio della guerra contro la Prussia. Sogni di gloria che sfumano nell’esplosione del laboratorio del bisnonno Franklin, portandosi via il futuro del regime francese e lo sviluppo tecnologico del pianeta, bloccato per decenni alla prima rivoluzione industriale, senza elettricità, petrolio, nucleare, né rivoluzione dei mass media. Il 1940 è un mondo che ha perso chissà dove Einstein, Hertz, Marconi, Curie, Pasteur e le brillanti menti a venire, ma anche gli alberi. Avril, orfana e autodidatta, è un genio ribelle braccata dalla polizia imperiale. Ma che città è la Parigi contraffatta di Avril? Una Parigi grigio-porpora, soffocata dai fumi dei colossi industriali, il fantasma di ferro e pistoni langhiani, in cui la folla brulica minuscola per strade tappezzate di manifesti pittorici, forse l’unica avanguardia scampata all’involuzione. Ben due torri Eiffel campeggiano a sostegno di una teleferica, porto di imbarco per Berlino in un viaggio della durata di ben 82 ore. Ma la falsificata magnificenza di superficie è nulla rispetto alla Parigi sotterranea dove tacitamente si combatte una guerra di civiltà, per nulla anacronistica. Messe in scena nella stratificazione del racconto sono infatti le questioni di Etica e (co)Scienza, di Donne e Scienza.

Speculare la distribuzione dei ruoli di genere: il padre Paul è scettico e di ispirazione umanista, la madre Annette è dinamica e idealista, di contro ai Varani geneticamente modificati, espressione traslata della conflittualità antropologica, tanto dell’aggressività quanto del pacifismo, che una collettiva può fomentare a seconda delle prese di posizione dominanti. Avril ci è data dapprima schiva con fattezze androgine (un camuffamento necessario) ma in seguito, grazie anche a suo nonno, che ha conservato per lei abit(udin)i femminili sperando di ritrovarla, recupera una conciliazione identitaria di un ruolo sociale non escludente e sarà pienamente donna e scienza (momento coincidente con l’innamoramento e la scoperta dell’elettricità).

Va da sé che il film possa essere collocato nella recente campagna di divulgazione di letture scientifiche per bambine, ma anche nel panorama del recente cinema di fantascienza d’autore, che vede le donne protagoniste di una svolta in una tradizione maschile ormai ripiegata su se stessa, da Arrival di Denis Villeneuve a Interstellar di Christopher Nolan.