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Yogi Merudan

Storia di un character

Pratico yoga da molti anni, all’inizio ero una di quelle praticanti fissatissime che non perdono occasione per praticare e per parlarne. Mi ero avvicinata allo yoga in un momento molto difficile della mia vita in cui cercavo un sostegno, qualcosa per stare meglio, al mio corpo piaceva e mi sentivo bene ed è stato facile metterci tutto quel rigore che avevo sempre messo in ogni cosa. In poco tempo ero passata così dal praticare una volta alla settimana al praticare ogni giorno, con sveglia alle quattro del mattino, dieta rigorosa e un atteggiamento molto competitivo: volevo assolutamente fare tutte le asana (posizioni) che mi venivano proposte. Seguire il primo corso insegnanti mi ha aiutata a comprendere cosa stavo facendo e cosa NON stavo capendo, mi ha dato una visione diversa e ho iniziato a pormi domande che prima evitavo, ho iniziato a guardare da fuori il mio modo di praticare e di vivere, fino a disegnare le mie riflessioni. Quasi subito mi sono trovata accanto un grosso orso arrabbiato a farmi da alter ego. Lui era il mio specchio.

Perché un orso? Ci accompagna fin da quando siamo piccoli (tutti abbiamo avuto un teddy bear di qualche tipo); nel nostro immaginario è sia piccolo, tenero e coccolone, sia aggressivo e pericoloso; cammina su due gambe come su quattro, sa fare il giocoliere ma è anche goffo e pesante nei movimenti; è quello che ruba i cestini da picnic nel parco e le torte a Nonna Papera; anatomicamente ha una struttura che si adatta molto bene a fare praticamente tutto anche se faticosamente. In effetti somiglia ad un omone e, tra le asana, Merudandasana è la posizione dell’orso quindi Merudan sarebbe diventato il suo nome. È maschio ma è di tutte le tonalità del viola, indossa una maglietta troppo corta per lui e raramente altro abbigliamento perché tutto gli stringe e lui ama la comodità. Man mano che andavo avanti lui diventava più divertente, scombinato, pasticcione, irriverente e leggero cambiando anche il proprio aspetto, diventando più morbido e tenero, sostituendo i denti aguzzi e l’atteggiamento curvo e aggressivo che aveva all’inizio. Sono stati passaggi rapidi in realtà ma importanti, per me e per lui. Quello che prima era solo uno specchio è diventato un amico, un compagno di pratica e di vita capace di farmi vedere ogni cosa in maniera diversa, capace di farmi dialogare col mio maestro interiore. Merudan ha iniziato a darmi un nuovo punto di vista, ogni volta inaspettato. Anche quando studio Yoga non sono capace di pensare ad un’asana solo per come è: penso alla posizione della barca e immagino subito lui mentre rema sulla sua barchetta, lo immagino indossare un’armatura quando fa il cavaliere e cadere sistematicamente nelle torsioni più difficili perché ha le zampe corte.

Poi ho conosciuto Guido Gabriellli, direttore di Yoga Journal Italia e, grazie alla sua passione per il disegno e il fumetto, Merudan è diventato una striscia mensile.
Dopo cinque anni queste strisce mi hanno convinta che era arrivato il momento di realizzarne un libro: “La posizione dell’orso – Lo Yoga allegro di Merudan” (ed. Morellini). Ne ho raccolto una selezione insieme alle tavole che avevano riempito il blog, ho reimpaginato, riscritto i testi e ridisegnato dove serviva. Abbiamo scelto un formato piccolo e maneggevole, adatto ad ogni borsa e comodo da tenere sul comodino. Per la copertina ho fatto tantissime prove e alla fine ho optato per un re danzante perché più coreografico (anche se, disegnandola, ho corso il rischio di averlo in copertina con scettro e corona).

Credo ci sia un grosso orso peloso dentro ognuno di noi e probabilmente per ognuno avrà un colore diverso. Il vero senso della sua esistenza me l’ha dato anni fa una ragazza che seguiva il mio blog, che mi disse di somigliare al mio orso: “se può farlo Merudan, possono farlo tutti” .